Città Mineo Chiesa di Santa Maria Maggiore

Chiesa di Santa Maria Maggiore

Largo Santa Maria Maggiore, 1, Mineo CT

Chiesa di Santa Maria Maggiore

La chiesa ha origini molto remote e sorge sullo stesso sito in cui esisteva un tempio pagano dedicato al dio Sole.

La chiesa ha origini molto remote e sorge sullo stesso sito in cui esisteva un tempio pagano dedicato al dio Sole, come testimoniato dal medaglione con disco solare posto al centro sopra le celle campanarie. Anche questa chiesa, come le altre, ha subìto gli effetti dei vari sismi che più volte l’hanno distrutta, ma è stata sempre ricostruita e ha cambiato spesso denominazione: dalla primordiale S. Maria de “Graecis”, attraverso S. Maria de “Stellis”, all’attuale S. Maria Maggiore per denotarne la preminenza sugli altri edifici religiosi dedicati al culto mariano. L’attuale e monumentale chiesa, che sorge sulla sommità del colle nord, è frutto della ricostruzione successiva al disastroso terremoto del 1693. La facciata è rivolta a sud e si presenta composta da tre ordini architettonici con vari stili e rilievi ornamentali classici: il primo è diviso in tre scomparti da quattro lesene con robusti zoccoli alle basi e capitelli dorici in alto che sostengono il cornicione soprastante; i tre scomparti, che coincidono con le tre navate all’interno, presentano tre portali con timpani a triangolo aperto. Nel secondo ordine si possono ammirare: uno scomparto centrale di forma rettangolare e due laterali raccorciati con volute e girate a orecchioni. In quello centrale, delimitato dalle due lesene che richiamano quelle sottostanti e che terminano con capitelli ionici, si notano una finestra centrale in pietra calcarea sopra la quale campeggia uno scudo (probabilmente rappresenta lo stemma della famiglia Buglio che finanziò la ricostruzione della chiesa) e due nicchie laterali in stile rinascimentale siciliano, ciascuna sormontata da un cordone floreale e da una conchiglia sostenuta da una mensola. Il terzo ordine, che ospita le tre celle campanarie con finestre ad arco a tutto sesto, è separato da otto lesene accoppiate con capitelli corinzi. Il prospetto della facciata è completato da una cuspide triangolare schiacciata al centro con medaglione centrale e quattro anse semiovali ai lati che lo racchiudono.

All’interno, le tre navate sono separate da 20 grosse colonne con capitelli dorici su cui poggiano le 10 arcate che sostengono la trabeazione e le volte delle navate, mentre su 4 pilastri giganteschi domina la cupola il cui tamburo è diviso da 4 finestre in otto scomparti così come la calotta. Di particolare pregio gli affreschi sui pennacchi della cupola raffiguranti le famose donne dell’antico testamento e sulla volta del presbiterio la Madonna dell’Assunta.

Per quanto lo sguardo del visitatore sia catturato dalla maestosità della cupola, non possono di certo sfuggire all’ammirazione le tele seicentesche e settecentesche, gli stucchi e il fascino irrefrenabile degli altari in marmo policromo con putti e angeli di raffinatissima fattura. Nella parete di destra della sacrestia si può ammirare un cinquecentesco lavabo in marmo in stile classicheggiante. Tra i numerosissimi ‘gioielli’ artistici che questa chiesa custodisce vanno menzionati: il fonte battesimale tutto in pietra viva, la statua in alabastro della Regina degli Angeli donata dal Conte Ruggero nel 1072, il Crocifisso in avorio del ‘500 sopra l’altare dedicato a San Sebastiano, il reliquario in stile gotico a tre celle dove, secondo la tradizione plurisecolare, sarebbe conservato un capello della SS. Vergine, l’ostensorio in stile barocco con la figura simbolica di Melchisedech che sorregge la raggiera, per non tacere dei preziosissimi paramenti sacri, tra i quali spicca una pianeta in broccato con ornamenti in seta, oro e argento che producono un effetto di bassorilievo.

Ci eravamo divisi in tre partiti, distinti col nome dei tre quartieri della città; i due partiti di San Pietro e di S. Agrippina erano spesso alleati contro quello di S. Maria, che possedeva nel suo territorio una fortezza, le rovine della torre maestra dell’antico castello greco. Occuparla i primi, e prenderla di assalto; ecco le nostre imprese giornaliere appena usciti di scuola… Quelli di S. Maria figuravano i regi, cioè i Borbonici.

Da “Ricordi d’Infanzia” di Luigi Capuana