Città Catania Piazza Giovanni Verga e fontana dei Malavoglia

Piazza Giovanni Verga e fontana dei Malavoglia

Piazza Giovanni Verga, 39, 95129 Catania CT, Italia

Piazza Giovanni Verga e fontana dei Malavoglia

Complesso scultoreo di grande impatto emotivo realizzato dall’artista catanese Carmelo Mendola (1895-1976), rappresentante il naufragio della “Provvidenza”, scena chiave del racconto verista verghiano.

Indicazioni stradali

In origine denominata piazza Regina Bianca, veniva chiamata dai Catanesi “O locu Asmundu”, dal casato degli antichi proprietari; fino alla prima metà del Novecento l’area era del tutto periferica rispetto alla città, destinata ad un campo di addestramento militare tanto che portava anche il generico nome di “piazza d’Armi”. Era di forma rettangolare e nel 1907 venne scelta per ospitare l’importante “Esposizione agricola siciliana” inserita all’interno di un giardino abbellito da eleganti padiglioni e da diversi chioschi uno dei quali, ritenuto il capolavoro di tutto l’Expo, fu opera dell’ingegnere Tommaso Malerba.

Poi la piazza accolse un campo di calcio e, acquisendo progressivamente sempre più importanza in seguito all’espansione della città verso nord, lentamente si circondò di edifici, uno dei primi fu la caserma dei Carabinieri. Nel 1936 ebbero inizio i lavori di costruzione del Palazzo di Giustizia (terminati nel 1953) a cui si accede attraverso un’imponente scalinata in basalto lavico dominata da una statua in bronzo raffigurante la dea della giustizia posta all’ingresso. Alta sette metri e mezzo, fu scolpita da Mimì Maria Lazzaro nel 1953, trasferita e posizionata tra i pilastri dell’ingresso nel 1955 a cura del Genio Civile.

Dal 1975 il centro della piazza è dominato dalla fontana dei Malavoglia, un complesso scultoreo di grande impatto emotivo realizzato dall’artista catanese Carmelo Mendola (18951976), rappresentante il naufragio della “Provvidenza”, scena chiave del racconto verista verghiano.

Lo scultore ha reso plasticamente l’atmosfera drammatica ed emotiva della vicenda sofferta dall’umile famiglia dei pescatori di Acitrezza, e piuttosto che riferirsi alla disperazione delle donne per la sorte dei loro uomini sorpresi in mare dalla tempesta, ha rappresentato la disperazione dei naufraghi che stanno per soccombere. Così, dato corpo ed espressione alla materia, la scultura acquista movimento e rilievo in un sinergico giuoco di luci e gorgogliare d’acque.

Ferdinando Caioli