Città Vizzini Chiesa Madre di S. Gregorio Magno

Chiesa Madre di S. Gregorio Magno

Via Catullo, 2, 95049 Vizzini CT, Italia

Chiesa Madre di S. Gregorio Magno

Di notevole interesse è il portale in stile gotico-catalano inglobato nel prospetto laterale, al di sopra del quale si può ancora leggere un’iscrizione del Cinquecento

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Si ignora l’epoca certa della sua fondazione, ma alcuni documenti testimoniano che un edificio di culto dedicato a San Gregorio era esistente nella zona già all’inizio del XIV secolo. È stato anche ipotizzato che la chiesa fu fondata tanto sull’antica casa giuratoria quanto sulle antiche rovine di un convento benedettino.

Di notevole interesse è il portale in stile gotico-catalano inglobato nel prospetto laterale, al di sopra del quale si può ancora leggere un’iscrizione del Cinquecento: “Chiesa Madre sotto il titolo di S. Gregorio Magno Patrono di Q. a Ob.ma città di Vizini – 1539”. Ai due lati del portale, in alto a destra è visibile una colomba, simbolo dello Spirito Santo, e a sinistra la tiara che rimanda alla dedicazione a San Gregorio Magno. Sulla sommità troviamo altre allegorie tipiche dell’arte gotica, e per tutta la distesa del prospetto, al di sopra degli archi acuti, una sequela di ghirlande a scultura con vari disegni e un architrave decorato. Il prospetto principale è stato interamente ricostruito in stile tardo barocco, certamente in pieno Settecento, a doppio ordine: il primo con un grande portale ornato di colonne e capitelli corinzi posti su antichi plinti, il secondo con capitelli e un timpano ad arco spezzato rifinito da volute con al centro una grande finestra.

Il campanile, costruito a sud-est della chiesa, si presenta come una massiccia torre composta da due ordini: nel primo, con inquadramento di pietra ad intaglio che sostiene la trabeazione su cui poggia la cella campanaria, sono collocati un grande orologio civico ed uno stemma pontificio; nel secondo spicca la cella campanaria con grandi finestre ad arco pieno ornate da altri stemmi e da quattro lesene con capitelli che sorreggono la guglia terminale a bulbo ribassato. Rimasta incompleta malgrado il progetto ne prevedesse una piramidale, possiede ancora le campane originali di cui una cinquecentesca con i nomi dei giurati della città.

L’interno è a tre navate con grandi arcate e pilastri ottagonali su cui si notano ancora residui di pitture rinascimentali. Pregevoli le opere d’arte: dalle cappelle decorate, alle statue, alle tele ad olio di pittori celebri, agli altari di marmi pregiati. Di grande interesse il soffitto con fregi lignei di Antonino Laganà del 1780. L’artistica cappella del Sacramento è a rettangolo con due doppie colonne avanzate: una scannellata con un ramo di edera attorcigliato su tutta la lunghezza, l’altra con pregiati fregi dorati. Oggi ospita il simulacro di San Gregorio Magno, patrono titolare della chiesa, copia dell’originale in argento della bottega messinese degli Juvarra, trafugato negli anni ’70 del secolo scorso. A destra dell’abside vi è la cappella del Cristo alla colonna, ricca di fregi dorati a rilievo, all’interno della quale si trova, ubicata in una nicchia, la statua di legno del Cristo. Alla destra della porta maggiore vi è un magnifico Battistero entro un portale di pietra bianca lavorata, con due colonne rivestite di fregi; il fonte e la sua base di marmo marrone venato bianco è posizionato in un concavo a conchiglia. Sulla trabeazione viene riporta la data 1616 che sembra essere quella della sua costruzione.

Degne di nota le tele del martirio di S. Lorenzo (1614) e della Madonna della Mercede (1608) di Filippo Paladini (1544-1614), la riproduzione dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci eseguita da G. Emanuele Passanisi (1815-1819) – che fu anche un valente compositore di musica sacra – e ancora il dipinto di S. Gregorio con Teodolinda del ’600, e la tela raffigurante S. Gregorio genuflesso durante la peste di Roma, entrambi minniteschi.

Di notevole valore sono le statue di legno di S. Caterina (del ’600), proveniente dalla chiesa omonima, e la statua di S. Silvia, madre di San Gregorio Magno, scolpita ad Ortisei nel 1893. La cappella di S. Biagio conserva l’altare di marmo ornato da una pala marmorea intarsiata del ’600 e da colonne scanalate con basi e capitelli che reggono l’architrave della nicchia nella quale si conserva una statua di gesso del santo; sul lato sinistro della porta principale, un sarcofago di marmo del 1803 con ritratto d’alabastro del sac. Giovanni Caffarelli.

Sono ancora degni di menzione il pulpito e la cantoria con l’organo a canne scolpito ed indorato, il coro e gli ingressi laterali, tutti del Settecento. Vi si osservano, inoltre, due piccole fonti dell’acqua santa poste ai lati di entrata a sud (entrambe sono di marmo scuro venato della stessa epoca del battistero), ed un paravento alla medesima porta con pregevoli sculture di fregi e fiori del 1600.

In questa chiesa è custodito un trittico su tavola, sulla tipologia delle icone bizantine, proveniente da Santa Maria dei Greci, giudicato dagli storici dell’arte di notevole importanza storico-artistica.

 

Viva il santo Patrono! Viva san Gregorio Magno! – Nella folla, laggiù in piazza, il canonico Lupi, il quale urlava come un ossesso, in mezzo ai contadini, e gesticolava verso i balconi del palazzo Sganci, col viso in su, chiamando ad alta voce i conoscenti (…). Vi saluto, don Gesualdo! Bravo! Bravo! Siete. L’arciprete Bugno (…) discorrendo dei meriti del santo Patrono: un gran santo!… E una gran bella statua… I forestieri venivano apposta per vederla… Degli inglesi, s’era risaputo poi, l’avrebbero pagata a peso d’oro, onde portarsela laggiù fra i loro idoli… una statua d’autore!… Il Re, Dio lo guardi, voleva venderla al tempo della guerra coi giacobini!… Un santo miracoloso!

da “Mastro don Gesualdo” di Giovanni Verga