Città Mineo Palazzo Comunale ed Archivio Storico

Palazzo Comunale ed Archivio Storico

Piazza dei Vespri, 40, 95044 Mineo CT, Italia

Palazzo Comunale ed Archivio Storico

Pregevole il chiostro che appare in tutta la sua bellezza dopo la scalinata che dà accesso all’edificio.

Indicazioni stradali

Opera dell’architetto Natale Masuccio, originariamente era un collegio dei Gesuiti costruito nel 1588 grazie al finanziamento del nobile Gian Tommaso De Guerriero. Allontanati i religiosi in seguito alla soppressione dell’ordine nel 1767 da parte del papa Clemente XIV, il Collegio fu confiscato e acquisito al demanio. Dal 1841 e per volere del governo borbonico i locali furono destinati parte a sede del Comune, parte a scuola e il resto ad altri uffici pubblici ed archivio storico. Numerosi gli interventi di restauro e di modifica dell’originario edificio che hanno comportato nuove aperture e la realizzazione della torre civica con l’orologio sopra l’ingresso principale. Pregevole il chiostro che appare in tutta la sua bellezza dopo la scalinata che dà accesso all’edificio.

L’ala ovest al piano terra del palazzo Comunale ospita l’Archivio Storico. Conserva più di ottocentomila documenti che coprono un arco temporale che va dal 1409 al 1960. Comprende gli atti della Corte Giuratoria, Secreziale, Civile, di Prima Appellazione, Capitaniale, Vicariale, Militare, Senatoria, quelli dell’Amministrazione Preunitaria (1819-1860) nonché dell’Amministrazione Comunale dal 1861 al 1960, degli archivi aggregati E.C.A., Anagrafe Bestiame e Patronato Scolastico.

Tra gli atti si segnala la presenza di pergamene databili tra 1330 e il 1564, di importanti privilegi che testimoniano la rilevanza della città di Mineo all’interno del Demanio Regio. Di particolare importanza storica è il “Riscatto”, contratto con il quale la Città ottenne nel 1542, da Carlo V, molti privilegi fra cui il “mero e misto impero” e il titolo di Giocondissima. Il notevole patrimonio documentario dell’Archivio Storico rappresenta una preziosa testimonianza, immediata e diretta, per lo studio della vita politica, amministrativa, sociale ed economica di Mineo e del suo territorio.

Prima delle lezioni, nel vasto atrio dell’ex Collegio gesuitico dov’erano le Scuole, nell’attesa dei maestri, ci abbandonavamo d’inverno alla ferraiolata, di estate alla libriata. Uno di noi stava in vedetta al portone o a una finestra per darci l’avviso, gli altri ci toglievamo d’addosso i ferraiolini che usavano allora e, piegatili pel lungo, battagliavamo furiosamente con essi; di estate mutavano i libri in proiettili, scaraventandoceli in faccia, e questa si chiamava la libriata. In che stato si riducessero quei libri non occorre dirlo.

Da “Ricordi d’Infanzia” di Luigi Capuana