Città Catania Circolo Unione (luogo della memoria)

Circolo Unione (luogo della memoria)

Palazzo Carcaci, Via S. Michele, 95131 Catania CT, Italia

Circolo Unione (luogo della memoria)

Fondato intorno al 1782 per scopi ricreativi, mondani e culturali, nel tempo radunò esponenti del patriziato, della cultura, dell’arte e dell’alta finanza catanese.

Indicazioni stradali

Fondato intorno al 1782 per scopi ricreativi, mondani e culturali, nel tempo radunò esponenti del patriziato, della cultura, dell’arte e dell’alta finanza catanese, ponendosi al primo posto fra i 23 sodalizi cittadini. Inizialmente l’associazione fu destinata alla “conversazione delle dame” e per tale scopo le autorità cittadine offrirono due sale del Palazzo Senatorio (il Municipio). A questo sodalizio successe il Casino dei Nobili che ebbe sede nel palazzo “Carcaci”, in alcune botteghe prospicienti sui “quattro cantoni” di via Etnea. Nel tempo si distinse per la brillante e benefica attività svolta a favore degli strati più miseri della popolazione, per l’eleganza della sua sede, per le personalità di alto rango e prestigio, italiane e straniere, che ospitava durante il loro soggiorno a Catania e soprattutto perché aveva assunto anche la funzione di “salotto letterario”, di cui Giovanni Verga era uno dei soci più eminenti.

Durante gli anni Venti, confluì nel circolo “Nazionale”, mentre nel dopoguerra si trasferì nel palazzo “Musmeci”, nel viale XX Settembre, all’angolo con piazza Trento; durante gli anni Sessanta trovò sede in via Etnea 289 ed infine, nel 1979, al nr. 101 della stessa via.

Si ricordano i nomi di alcuni presidenti, a partire dal 1921: barone Giuseppe Zappalà, barone Salvatore Bonajuto, marchese Bartolo Ferreri dell’Anguilla, barone Benedetto Majorana della Nicchiara, grand’uff. on. Francesco Fusco, duca Salvatore Trigona di Misterbianco, principe Giuseppe Pignatelli Aragona Cortes, don Riccardo Paternò del Toscano, don Ettore del Toscano.

Giuseppe passò davanti al Circolo Unione con le sedie sul marciapiede dove fino a pochi anni prima si vedeva seduto Giovanni Verga col bastone fra le gambe. Pochi passi più giù ai Quattro Canti il barbiere De Francesco.

Da “Graziella” di Ercole Patti