Chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo

Chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo

Largo S. Pietro, 6, 95044 Mineo CT, Italia

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La Chiesa, con facciata tipicamente barocca e anse laterali alla cui sommità campeggiano le statue dei due apostoli, è a tre ordini architettonici.

È la terza insigne Collegiata della città e come le altre ha subito gli effetti degli eventi sismici, per cui l’attuale edificio è il risultato della ricostruzione post terremoto del 1693 i cui lavori si protrassero per circa un secolo. La Chiesa, con facciata tipicamente barocca e anse laterali alla cui sommità campeggiano le statue dei due apostoli, è a tre ordini architettonici. Il primo, suddiviso da colonne con alti basamenti e capitelli dorici in tre scomparti, presenta al centro un portale sormontato da un pregevole fregio sull’architrave e timpano a triangolo aperto; i due portali minori che immettono alle navate laterali sono sormontate da finestre a loggette pensili con lavorazione a traforo. Il secondo ordine è ad unico scomparto adornato da 6 colonne a capitelli ionici e un’ampia finestra con festone floreale al centro. Il terzo ordine, molto semplice, coincide con le celle campanarie sopra le quali poggia la terza trabeazione. A completamento del prospetto, una sopraelevazione sulle celle campanarie ingloba la cornice sferica dell’orologio. La chiesa, a croce latina e a tre navate, presenta una maestosa cupola al centro del transetto. Pregevoli gli stucchi che adornano l’intera costruzione, in particolar modo quelli al centro dell’arco trionfale che delimita il presbiterio dalla cupola attribuibili alla scuola del Serpotta. Splendidi gli altari policromi in marmo, opera di raffinati maestri cesellatori, e allo stesso modo le tele che vi troneggiano e che vanno certamente menzionate per il loro alto valore religioso e stilistico-iconografico. Tra le opere conservate emergono: la secentesca statua lignea del Cristo alla Colonna circondata da raggiera in legno a forma di cuore rivestita di lamine argentee lavorate a sbalzo; l’altare in cui essa è custodita, ricca di marmi policromi e di una porticina in argento a chiusura del ciborio; mentre nelle pareti laterali risaltano due bassorilievi in stucco raffiguranti il sacrificio di Isacco e Mosè che fa scaturire l’acqua dalla rupe; la monumentale cantoria con l’organo del Settecento, in legno intagliato e dorature d’oro zecchino, il pulpito ligneo intagliato con lacunari dipinti ad olio di fine ‘700, e il coro scolpito in noce. Si segnalano, inoltre, gli innumerevoli paramenti sacri e le reliquie.

La mia casa segnava il limite tra i due quartieri di S. Pietro e di S. Maria, ma io avevo scelto il partito dei miei compagni di chiasso; il piano di S. Pietro era infatti il luogo di convegno di gran parte della scolaresca, pei giuochi d’ogni sorta. Le fazioni diventavano, e non di rado, zuffe pericolose quando vi si mescolavano giovanotti sfaccendati, operai e contadini, che prendevano sul serio l’onore del rispettivo quartiere. – Chi viva? San Pietro! Santa Maria! – E subito botte da orbi, sassate, cartucciate, lividure e teste rotte.

Da “Ricordi d’Infanzia” di Luigi Capuana

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