Castello Normanno

Castello Normanno

Piazza Castello, 4, 95040 Motta Sant'Anastasia CT, Italia

Motta Sant'Anastasia > Castello Normanno

Al suo interno, un interessante museo storico-didattico, dove sono esposte repliche di oggetti in stile d’epoca dei sec. XII – XVI

Il Dongione di Motta Sant’Anastasia sorge su un panoramicissimo e strategico promontorio, alto circa 65 m, costituito da roccia basaltica (il “neck”). Non è certa la data della sua costruzione. Secondo alcuni storici è stato riedificato su una precedente costruzione araba, nel 1070 dal Gran Conte Ruggero d’Altavilla, secondo altri è stato costruito nel 1074, non si ha nessun documento che possa confermare con certezza queste date. Nello stesso posto, nei secoli precedenti, erano state realizzate altre strutture, come testimoniano alcuni resti. Alcune fonti sostengono che anche i cartaginesi abbiano costruito loro roccaforti.

Il castello è stato costruito dai Normanni con funzione sia difensiva che di avvistamento, da esso, infatti, è possibile scorgere buona parte della piana di Catania e del versante meridionale dell’Etna. In pianta misura 8,50 x 17 metri, in altezza raggiunge i 20 metri. Il torrione è impostato su una balza rocciosa lavica, le murature sono realizzate in opus incertum di pietrame lavico mentre i cantonali sono realizzati in conci ben squadrati dello stesso materiale. L’edificio si divide in tre piani per mezzo di solai lignei, dei quali nessuno ha resistito ai guasti del tempo. I solai attualmente visibili sono infatti il risultato di ricostruzioni in stile. Il piano terra era destinato ad alloggio militare. In esso sono visibili una serie di feritoie per la difesa. Sempre al piano terra fu ricavata la cisterna per la raccolta delle acque piovane e dove, come scrive l’umanista Lorenzo Valla, rinchiuso il conte di Modica, Bernardo di Cabrera. Il primo piano era destinato all’alloggio del comandante della guarnigione. L’ultimo piano presenta una splendida copertura ogivale, che poggia su un’arcata mediana, a sua volta impostata su mensole. Il terrazzo possiede una merlatura composta da sette merli per i lati lunghi e due per quelli corti. Le tre elevazioni erano collegate tra loro da una serie di scale a pioli retrattili di legno. Nei secoli il castello ha avuto diversi “proprietari”, alcuni legittimi altri, forse, illegittimi, ed è stato oggetto di aspre contese.

Esso è il simbolo di Motta Sant’Anastasia. La sua storia coincide, quasi sistematicamente, con quella del paese, così come si intrecciano realtà e leggenda sui principali avvenimenti accaduti nel castello, e in particolare sulla vita travagliata della Regina Bianca di Navarra. Dopo i Normanni il possesso del “Castello” passa ai vescovi catanesi (anche se il documento che ha stabilito il passaggio può essere considerato falso o manipolato) ai quali, con alterne vicende, rimane fino a quando gli Aragonesi non affidano i possedimenti dei vescovi ai loro sudditi fedeli. Così nel 1300 Motta Sant’Anastasia è di Blasco II d’Alagona. A metà del secolo, passa al Conte Rosso Rubeo e successivamente al figlio Enrico Rosso (secondo alcuni storici questo possesso non è legittimo, non essendoci stata una formale investitura e quindi non essendo chiaro a quale titolo sia passata a Rosso Rubeo e da questi a suo figlio). Federico IV d’Aragona toglie il “Castello” e le terre circostanti a Enrico Rosso, perché questi si è ribellato al sovrano. Il Castello passa al Demanio Regio, anche se gli Alagona ne sostengono il possesso, convinti che gli era stato usurpato dai Rosso. Ma le richieste degli Alagona non trovano concorde la Corona. Nel 1392, e solo per sei anni, viene concessa a Simone Moncada una piccola parte del territorio di Motta e l’uso privato del Castello, ma egli, in effetti, usa tutto il territorio demaniale. Nel 1408 Sancio Ruiz de Lihori ottiene il Castello e il territorio di Motta in vitalizio, ed, infatti, ne tiene il possesso fino alla sua morte (1420 circa). In questo periodo Motta Sant’Anastasia viene elevata a Baronia. Nella seconda decade del 1400 si colloca la storia-leggenda della Regina Bianca e del Conte di Modica Bernardo Cabrera, con Sancio Ruiz de Lihori importante coprotagonista. Alla morte di Sancio Ruiz de Lihori, Motta e il castello passano a Consalvo Monroj, che nel 1421 con un Privilegio gli viene data in feudo, successivamente a Ludovico Perollo, che aveva sposato la figlia di Consalvo Monroj, e dopo a suo figlio Raimondo, che la dà in subconcessione, poi la riprende ed infine la vende. Motta è comprata, poi, da Aloisio Sanchez, che nel 1516, con una formale investitura, ne ha illegale possesso. Nel 1526 Motta Sant’Anastasia, e quindi il castello, passa ad Antonio Moncada, conte di Adernò. La famiglia Moncada possiede il Castello fino al 1900, da quando diviene proprietà comunale.
Dal 2010 il Dongione ospita, al suo interno, un interessante museo storico-didattico, realizzato con fondi regionali e comunali, dove sono esposte repliche di oggetti in stile d’epoca dei sec. XII – XVI e precisamente:
• Al piano terra è stata creata la “Sala multimediale”, dove, grazie alla presenza di un grande schermo, scorroro le immagini di un viedo in più lingue sulla storia di Motta. Nella stessa sala sono esposti antichi scritti di poeti locali, quali Angelo Emanuele e Carmine Caruso.

• Al primo piano è stata creata “La sala Hostilium” (o “Sala delle Armi”) in cui sono esposte riproduzioni di oggetti da guerra come: armi, armature, macchine da combattimento, ecc. • Al secondo piano è stata creata “La sala Gioiosa” in cui sono esposte riproduzioni di oggetti di uso comune come: abbigliamento signorile e popolare, oggetti preziosi e di ornamento, attrezzi da lavoro, strumenti musicali, ecc.

Indirizzo

Piazza Castello

Orari

Dal Lunedì al Sabato dalle ore 9:00 alle ore 13:00

095 309202
Indicazioni stradali

XXI Feste Medievali Miti e Leggende

7 agosto 15 agosto

locandina16

Per un’intera settimana, il borgo antico di Motta Sant’Anastasia torna a rivivere l’atmosfera del passato. Ci s’imbatte in giullari, armigeri, dame e cavalieri, dimenticandoci del presente; si sogna e ci si diverte, riscoprendo l’incanto del teatro di strada.
Durante tutte le serate, dal 7 al 15 agosto, l’antico borgo si popola di artisti di strada, sbandieratori, musici e tanto altro… Le cucine del luogo propongono un’assortita varietà di zuppe e pietanze arabo-andaluse, come la Harira e il Cous-Cous, per non parlare di succulenti arrosti, e squisiti dolci. Per finire, un salto alla Taberna con vino, Hyppocrassum e giochi.

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