Città Paternò Castello normanno

Castello normanno

Via dei Normanni, 95047 Paternò CT, Italia

Castello normanno

Voluto nel 1072 dal Conte Ruggero D’Altavilla, è il più grande dei tre dongioni della valle del Simeto.

Il Castello sorge sulla collina storica di Paternò, rappresenta il più grande dei tre dongioni della Valle del Simeto. Il maniero è un grande edificio fortificato ed ha una pianta a forma di parallelepipedo irregolare, con una sporgenza di 1,50 metri che occupa l’intera altezza della costruzione presso l’angolo sud-est. Le dimensioni complessive sono di 24,30 x 18 metri in pianta e 34 metri in altezza. Un gradevole effetto donano i conci di pietra calcarea ben squadrati presso i cantonali e quelli finemente lavorati delle monofore e delle bifore, creando una bicromia caratteristica del donjon di Paternò. I torrioni di Adrano e Motta sono infatti realizzati unicamente con pietra lavica.

Tre piani suddividono l’interno del castello. Al piano terreno si accede attraverso una scala posta sul lato nord; il suo spazio interno si divide in cinque vani, compreso un ampio salone, il vestibolo caratterizzato da tetto con volta a botte, monofore, feritoie e da una cisterna, nel vano sotterraneo, ad acqua piovana con canale di portata originariamente collegato col terrazzo nel muro ovest. Troviamo poi i vani magazzino e la gendarmeria.

A questo piano inoltre è da sottolineare la presenza di una cappella, detta di San Giovanni (Battista), costituita da un vano rettangolare (6 x 3,90 metri) a navata unica e abside semicircolare, ricavata nello spessore del muro orientale. La cappella, un tempo dotata di sedili, è caratterizzata dalla volta con anfore di terracotta capovolte e dalla presenza di stelle lignee di colore dorato che la rendono un cielo stellato. Inoltre lungo le pareti della cappella sopravvivono ancora resti di pitture murali a tempera (non si tratta di affreschi) a tema epico-religioso datate tra la fine del XII secolo e la prima metà del XIII sec. Tali pitture sono danneggiate da fuochi accesi dai pastori che a lungo utilizzarono parte dell’edificio nel corso dei secoli. Risultano distrutti la figura di San Michele e il Pantocratore della piccola abside, ridotto quest’ ultimo alla sagome di una sinopia, mentre si distinguono ancora l’Angelo e la Vergine dell’Annunziata, San Giovanni Battista e San Nicola. Sul catino dell’abside resistono i quattro simboli degli evangelisti entro medaglioni e nel medaglione centrale si distingue l’Agnus Dei.

Poco distante dalla porta di ingresso al vestibolo, e dallo stesso lato, troviamo la scala in pietra a due rampe che è inserita nel grosso spessore del muro nord. Facente parte del pianterreno è il primo soppalco che consente di accedere alla scala per il primo piano ed al secondo soppalco con vano utilizzato come carcere (il castello fu adibito a prigione tra il XV ed il XIX secolo).

Il primo piano si fraziona in due porzioni. Usciti dalla scala ci si immette subito in un grande salone (19,25 x 5,97 metri) coperto con volta ad ogiva con fori che segnalano la presenza di anfore capovolte, adoperate per alleggerire il peso della muratura, e illuminato da quattro bifore in pietra calcarea. Questo salone è detto delle Armi o di Rappresentanza e del Parlamento, e nel lato su era dotato di camino. Di certo vi si svolgevano importanti riunioni familiari  e vi si accoglievano ospiti di riguardo.

Sulla Sala d’Armi si affaccia l’altra porzione del primo piano, ovvero tre stanze quadrate di circa 6 metri per lato. Sono la stanza probabilmente della cucina, le stanze che servivano da alloggio per il castellano e la cancellaeria. Troviamo poi, aggettante sul lato nord-est, la prima delle quattro torrette di guardia e la scala che porta al secondo piano (indicata nella planimetria II con F).

Infine al secondo piano si trova la Loggia, caratterizzata da una grandiosa galleria (18,32 x 6,12 metri), sempre coperta con volta ad ogiva, ed illuminata dalle due grandi bifore a colonna marmorea l’una ed a colonna di pietra lavica l’altra. Queste due grandi bifore con colonnina di diverso colore (rispettivamente bianca quella rivolta ad est e nera quella rivolta ad ovest) hanno un grande valore simbolico, in quanto starebbero ad indicare l’una l’alba e l’altra il tramonto del Sole. Il castello infatti è posizionato secondo i punti cardinali. Ai lati della galleria si dispongono poi quattro stanze quadrate (6 x 5,40 metri) dove si trovano resti di camini e di affreschi della prima metà del XIV secolo. Queste stanze erano abitate dai regnanti e dai loro ospiti.

Ritroviamo anche qui il vano della torretta di guardia e la scala che porta all’ultima torretta di guardia e, dopo aver superato l’ultimo dei 131 scalini, al terrazzo. Qui, lungo il muro orientale, due botole immettono in due camminamenti ricavati nelle intercapedini della volta del secondo piano, che corrono in parallelo verso l’opposto muro di ovest e che probabilmente avevano funzione militare.

La bellezza del Donjon di Paternò è davvero stupefacente, chiunque visiti il maniero, a parte godere di una vista panoramica mozzafiato sulla Valle del Simeto e sul Vulcano Etna, è ammaliato dalla magnificenza della torre e della bicromia delle pietre di cui è formato.

Indirizzo

Via dei Normanni - Collina storica

095.7970432 - 095.621684