Madonie: Il Paesaggio d’Alta Montagna

La catena montuosa delle Madonie

Lo sguardo che spazia sulle Madonie si trova davanti uno spettacolo unico. Situate nella parte centro-settentrionale della Sicilia, si affacciano sul Mar Tirreno, collegandosi con i Monti Nebrodi, ad est, tramite la Fiumara di Pollina; mentre ad Ovest solo l’ampia valle del Fiume Imera settentrionale interrompe il loro percorso. Il territorio montuoso, ricco di acque sorgive, di piante rare tipiche ed esclusive delle Madonie, di boschi e di radure, ospita rari esemplari di fauna selvatica, tra cui molte specie in via d’estinzione. Troviamo il 50% delle specie faunistiche siciliane: infatti, vi nidificano il 70% degli uccelli e quasi il 60% di invertebrati che vivono in Sicilia.

L’aquila reale, dominatrice dei cieli

Quattro coppie di aquile reali presenti all’interno dell’area protetta costituiscono un patrimonio di straordinaria importanza faunistica che l’Ente Parco protegge, in modo da agevolarne la riproduzione, studiandone allo stesso tempo abitudini e comportamenti. L’aquila reale, così chiamata per via del piumaggio più chiaro del capo, che contrasta con quello più scuro del resto del corpo, ha un’apertura alare di oltre due metri ed ha un particolare rito di accoppiamento. Nei mesi di marzo ed aprile, infatti, il corteggiamento prevede dei caratteristici voli a festone e scambi di prede in volo: questo rapace è molto fedele, sia al partner che al territorio e una volta che trova il suo habitat ideale non lo abbandona più. Saranno i piccoli aquilotti, che nasceranno verso luglio, una volta appresi i fondamentali del volo, ad andare a conquistare nuovi habitat.

Gli alberi monumentali

Gli alberi monumentali sono segni tangibili (di confine e orientamento, o testimoni di un particolare evento storico-religioso) che l’uomo ha voluto lasciare nel territorio. Tra i ‘patriarchi’ ecco gli ultimi 30 esemplari rimasti di Abete delle Madonie (detto “Arvulu cruci cruci”); accanto ai secolari Acero campestre di Pomieri e quello montano di Passo Canale; all’Acero minore di Piano Zucchi e agli agrifogli di Piano Pomo; parlando di centenari troviamo la Roverella di Macchia dell’inferno (800 anni) e la Rovere di Pomieri (600 anni); il Pero di Pianetti (400 anni) e il Leccio di Piano Zucchi (800 anni). Infine, a ricordare la maestosità della natura, svettano il Faggio di Piano Pomo (26 m) ed il Frassino di Puntaloro (24 m).

Piano Battaglia

Piano Battaglia rappresenta per le Madonie e per le aree circostanti un duplice punto di attrazione. In inverno stazione sciistica e in genere per tutte le attività sulla neve, in estate punto di partenza per trekking di varia difficoltà, con la possibilità di ascendere sino a Pizzo Carbonara, da cui si gode un panorama mozzafiato che spazia sull’interno della Sicilia e sul mare sino a vedere nelle giornate più limpide le isole Eolie. Piano Battaglia costituisce inoltre un luogo di grande interesse geologico. Qui, infatti, si può ammirare una barriera coralligena completamente fossilizzata vecchia fino a 220 milioni di anni, con la presenza di esemplari di spugne, coralli e altri fossili che hanno contribuito alla biocostruzione della stessa struttura. Come prestigioso riconoscimento l’area è stata inserita nella rete europea dei geoparchi.

Le neviere e i nivaioli

Pochi sanno che, un tempo, in Sicilia erano presenti decine e decine di “neviere” condotte da esperti “nivaroli”. Intere famiglie o squadre di “nivaroli”, dopo ogni abbondante precipitazione, salivano in montagna per accumulare la neve all’interno di grandi “fosse” naturali o scavate dall’uomo (neviere). La neve accumulata doveva essere prima lungamente pestata, in modo da farla diventare molto compatta, poi ricoperta con paglia e ramaglia varia, per creare una sorta di isolamento termico. In estate queste preziose riserve di materiale refrigerante venivano quindi prelevate e trasportate nei paesi, per essere vendute alle classi agiate. Qualche volta la neve era anche destinata alla preparazione di gustosi gelati da consumarsi durante le feste patronali. La neviera di Piano Principessa, a quota 1800 m slm, è uno di quei luoghi che mantiene ancora oggi un gelido deposito sino ad estate avanzata.

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