
La dinastia Ventimiglia, la storia delle Madonie
Le vicende della dinastia dei Conti di Ventimiglia contribuiscono in maniera significativa a determinare la storia medievale e moderna del comprensorio delle Madonie. Dalla nascita ed espansione dei suoi borghi, sino alle ascese e cadute dei componenti dell’aristocratica famiglia. Una storia iniziata con l’arrivo in Sicilia di Enrico di Ventimiglia, nel 1258, al seguito di Manfredi di Svevia e proseguita, anche con controversi episodi, fino all’Unità d’Italia: la dominazione angioina, la rivolta del Vespro, le guerre tra famiglie nobili per il possesso di terre e borghi, la capacità della dinastia di arrivare a dominare un ampio territorio, fino all’oblio con l’Unità d’Italia. Testimonianze della potenza dei Ventimiglia si trovano nei castelli (il più importante e meglio conservato è a Castelbuono) e nelle dimore nobiliari realizzate nei vari borghi delle Madonie, ma per comprendere la vastità dei loro possedimenti occorre recarsi al Salto dei Ventimiglia. Si tratta di un belvedere naturale situato a Geraci: dalla sua posizione lo sguardo spazia su un quarto della Sicilia, fino a raggiungere l’Etna. Accanto alla realtà, troviamo anche la leggenda: si dice che, nel 1338, il Conte Francesco I Ventimiglia si lanciò da questa rupe con il suo cavallo per sfuggire alle truppe del re Pietro II d’Aragona che assediavano la cittadina.


La Targa Florio, una corsa diventata leggenda
Nata ufficialmente dall’intuizione di Vincenzo Florio, la gara automobilistica entrò subito nella leggenda per le enormi difficoltà insite nella durezza del tracciato al punto che, specialmente nei primi anni, anche il solo riuscire a completare la corsa significava compiere un’impresa titanica. Nel 1906 dal rettilineo di Buonfornello partì la prima edizione della Targa Florio vinta da Alessandro Cagno su Itala. La gara si è disputata 61 volte, dal 1906 al 1977. Teatro della corsa sono sempre state le strade strette e tortuose che percorrono la catena montuosa delle Madonie: solo in poche occasioni la corsa è stata abbinata al Giro di Sicilia e si è svolta lungo il periplo dell’isola. Oggi la Targa Florio viene ricordata al “Museo della Targa Florio di Collesano”, tra i reperti più rappresentativi ed esclusivi, sono esposte le Targhe in bronzo degli Anni 1921/1932/1937/1950, e la Targa del 1965 che celebra la vittoria conseguita dal famoso Nino Vaccarella (in coppia con Lorenzo Bandini con la Ferrari).

L’arte Sacra, tesori di fede e talento
L’immenso patrimonio artistico presente sul territorio delle Madonie è illuminato dall’opera dei vari artisti di opere sacre. Troviamo quelle della scuola del Gagini: dalla statua marmorea della Madonna delle Grazie (1520) nella chiesa dell’Assunta a Castelbuono, al polittico marmoreo dell’altare maggiore (XVI sec.) della chiesa di S. Maria La Porta a Geraci Siculo, dal sarcofago di San Gandolfo (1482) della matrice a Polizzi Generosa, al tabernacolo marmoreo nella chiesa madre a Isnello. Altri tesori sono i crocifissi di Frà Umile da Petralia, uno dei più grandi scultori del legno che abbia operato in Sicilia; tra i più celebri, quello della chiesa del San Salvatore a Gangi e quello della chiesa Madre di Petralia (1623). Da ammirare anche gli originali stucchi della scuola dei fratelli Giacomo e Giuseppe Serpotta, tra le massime espressioni della scultura in stucco del ‘600 e ‘700. Illumina il territorio anche la vasta e policromatica produzione pittorica di Giuseppe Salerno, conosciuto impropriamente come Lo Zoppo di Gangi, il cui capolavoro, il Giudizio universale si trova all’interno della settecentesca chiesa Madre di Gangi. Da vedere anche la mostra permanente di palazzo Sgadari a Gangi, dedicata al pittore Giovanni Becchina detto Gianbecchina; il trittico fiammingo del Quattrocento di Rogier Var Der Weyden e un altro trittico del 1519, dell’artista spagnolo Johannes De Matta, conservati all’interno della Matrice normanna di Polizzi Generosa, e gli splendidi dipinti, anch’essi fiamminghi, di Simone de Wobreck, presenti nella chiesa della Madonna del Rosario a Isnello.


Madonie, terra di sapori e tradizioni
Percorrendo le vie del gusto, ecco sapori e tradizioni antiche che partono dalla genuinità e dalla semplicità delle materie prime. Il re delle alte Madonie è lo sfoglio, un dolce tipico a base di tuma grattugiata, cioccolata, cannella e zucchero. Altri protagonisti dell’offerta gastronomica sono i formaggi: tuma, primosale, primintiu, tumazzu, caciocavallo e la morbida e bianchissima ricotta, usata anche per la preparazione di dolci. Dalla tradizione contadina arriva la produzione del pane preparato in forme diverse in occasione delle feste religiose principali e della pasta fresca o essiccata, realizzata con metodi artigianali: taglierini, maccarruneddi, cumidda, oppure ripiena con verdure o carne; ed inoltre olii, vini e salumi, tutti frutti di un territorio da gustare fino in fondo.



