
I Santuari, luoghi di devozione e pellegrinaggio
Il territorio delle Madonie può vantare la presenza di quasi il 30% dell’intero patrimonio ecclesiale regionale. Un patrimonio che si presenta, sia da un punto di vista architettonico che degli arredi interni, molto fruibile e degno di attenzione da parte di turisti e fedeli. In questo ambito un ruolo di primo piano viene riservato ai santuari. Luoghi di culto e memoria della fede, diventati punti di attrazione di importanti flussi regionali legati al turismo religioso, oltre che ai sentieri della devozione. Parliamo del Santuario della Madonna dell’Alto, di origine quattrocentesca, a 1819 metri s.l.m., nel territorio di Castellana Sicula e Petralia Sottana. Altrettanto importante è il Santuario della Madonna dell’Olio, nel territorio di Blufi, risalente al X secolo; due le ipotesi sull’origine del nome: la presenza di vasti oliveti nella zona o, come riportano alcune fonti storiche, le doti miracolose dell’olio minerale che sgorgava da una fonte vicina. Altre mete di pellegrinaggio e devozione sono il Santuario dello Spirito Santo, nel territorio di Gangi; ed il Santuario di Bilici, un vecchio castello, oggi adibito a culto, nella frazione Case Bilici, nel comune di Petralia Sottana. Si tratta di luoghi che, nei secoli, hanno rappresentato il punto di riferimento per le comunità contadine, oltre che un segnale tangibile del forte senso religioso delle comunità che, ancora oggi, ripropongono lo spirito autentico della devozione.

Sagre e Tradizioni Storiche
Il territorio madonita offre al visitatore un gran numero di feste e sagre. In primo piano troviamo i festeggiamenti dedicati, in ogni paese, al proprio Santo protettore. Una testimonianza autentica tra fede, folklore, leggende e ritualità che esplode in un trionfo di colori, musiche, gestualità antiche, affascinando i visitatori e avvolgendoli in un’atmosfera mistica. Accanto all’aspetto sacro, il territorio si propone anche attraverso le sagre, feste dal sapore genuino ed autentico che propongono le tipicità del territorio. Che si tratti di prodotti tipici (nocciole, grano, arance, fungo di ferla) celebrati attraverso le sagre (in particolare la Sagra della Spiga), oppure di rievocazioni storiche come i cortei baronali e le giostre (tra tutte la “Giostra dei Ventimiglia”) o manifestazioni storico-culturali (come la “Castellana di Caccamo”), la tradizione storica dei luoghi rivive, tra canti, suoni e splendidi costumi, come fosse appena uscita da una magica “macchina del tempo”.

I tradizionali Canti polifonici
Le numerose manifestazioni e riti della Settimana Santa sono ancora oggi accompagnati dalle lamentanze, i tradizionali canti polivocali che hanno per tema la Passione di Cristo e che vengono proposti dagli appartenenti alle differenti confraternite. Tradizionalmente, il coro era composto da non più di dieci elementi distribuiti secondo uno schema: la prima voce, indicata come prima nota o primo canto; la seconda voce o seconda nota; tre o quattro voci che facevano da seconda, due-tre, raramente quattro, da basso. In origine, i Canti polifonici accompagnavano in maniera continuativa i riti della Settimana Santa, dalla domenica delle Palme al venerdì Santo, tranne durante la processione pomeridiana del venerdì.

I Virginieddi e San Giuseppe
Nell’ambito delle feste patronali che il territorio Madonita offre, per particolarità e tradizione secolare, si segnala la festa in onore di San Giuseppe, il 19 marzo. In quest’occasione, infatti, si usa offrire un abbondante pranzo ai poveri, detti “I virgineddi”. L’origine del nome ricorda le origini della particolare festa: un tempo il pranzo veniva offerto a 13 orfanelle povere, dette appunto “Le verginelle”, oltre che a tutti i poveri che bussavano alla porta di casa. Il pranzo era preparato e consumato accanto a un altarino addobbato con fiori, davanti al quadro di S. Giuseppe. I piatti tradizionali che non possono mancare sulla tavola imbandita sono la tipica pasta con le lenticchie, il baccalà, il finocchietto selvatico o i cardi e il tipico dolce di San Giuseppe: i sfinci.

Il Ballo Pantomima della Cordella
Il Ballo della Cordella è l’esempio principe delle tradizioni popolari che diventano inno di ringraziamento, allo stesso tempo, alla natura ed alla provvidenza per il buon raccolto del grano. Dodici coppie di ballerini, simboleggianti i mesi dell’anno, ballano intorno ad una pertica (simbolo dell’albero) sormontata da spighe di grano e decorata dai nastri di vari colori (cordelle), che vengono intrecciati a simboleggiare le stagioni o le costellazioni che ruotano attorno al sole, autore della fecondità agreste e della vita. Le quattro figure messe in scena dai ballerini ricordano le fasi del lavoro nei campi: la semina, la germinazione, il raccolto, la panificazione. La danza è anche un omaggio augurale ai giovani sposi, affinché la loro unione sia feconda di prole, benessere e gioia.

