
Un viaggio lungo milioni di anni, tra rocce e natura
Il massiccio delle Madonie, per estensione territoriale ed altitudine, è il secondo gruppo montuoso della Sicilia, dopo il complesso vulcanico dell’Etna: la sua cima più alta, Pizzo Carbonara, raggiunge infatti i 1.979 m di quota. Esso rappresenta la porzione centro-occidentale della catena montuosa che si sviluppa lungo la costa settentrionale della Sicilia, in prosecuzione dell’Appennino calabro (prendendo il nome di Appennino siculo) e rappresenta il raccordo tra l’Appennino peninsulare e la catena dell’Atlante che, dalla costa della Tunisia, si estende, verso occidente, fino alle coste atlantiche del Marocco. Inoltre, per struttura geologica e processi morfologici e dinamici che vi agiscono, è un’area fondamentale per la conoscenza e la ricostruzione della storia geologica del Mediterraneo centrale. Una storia complessa, iniziata oltre 220 milioni di anni fa, composta principalmente da calcare dolomitico. Proseguendo lungo il corso del tempo, arriviamo alle morfologie carsiche, sia in superficie che nel sottosuolo, sviluppate più recentemente: circa 23,5 milioni di anni fa. Questo ampio arco di tempo, con tutte le sue caratteristiche geologiche e morfologiche (sono presenti sette tipi di formazioni accettate dalla comunità scientifica internazionale e più di quaranta geosites), ha creato una finestra di studio privilegiata per scienziati e geologi di tutto il mondo, oltre a costituire una “palestra” ideale per generazioni di studenti universitari.
Oltre agli aspetti tipicamente geologici, le Madonie sono uno scrigno di tesori naturalistici preziosissimi. Infatti, pur rappresentando solo il 2% circa della superficie della Sicilia, ospitano oltre la metà delle specie della flora più evoluta, circa 2.600 piante. Sono anche presenti centinaia di piante endemiche uniche al mondo, di cui spesso sono pochissimi esemplari, a rischio di estinzione. L’esempio più noto è l’abete dei Nebrodi, ma ce ne sono molti altri. Altrettanto interessanti sono i segni lasciati dall’uomo nel paesaggio: campi, corsi d’acqua, villaggi e frazioni testimoniano lo stretto rapporto delle comunità con il territorio e le sue caratteristiche.
Alla luce di queste caratteristiche uniche, nel 1989, la Regione Siciliana ha istituito il Parco delle Madonie, per valorizzare e preservare i suoi eccezionali aspetti di interesse botanico, zoologico e geologico. Quest’ultimo aspetto, inoltre, stimola la curiosità e la fantasia anche di visitatori non particolarmente esperti nelle scienze della terra, che non restano insensibili di fronte alla bellezza dei paesaggi che si susseguono; alle strane forme dei fossili contenuti nelle rocce madonite; alle acque sgorganti dalle numerose sorgenti disseminate nel massiccio, al mistero delle tante grotte, porte di accesso ai mondi sotterranei. Con questi invidiabili biglietti da visita il Parco delle Madonie, nel 2001, è entrato a far parte dell’European Geoparks Network: una rete che, ad oggi, comprende 73 geoparchi in 23 paesi europei. Un European Geopark è una area naturale protetta all’interno della quale si trovano siti geologici significativi per qualità scientifica, rarità, attrattiva e valore educativo (ma il loro interesse può anche essere archeologico, naturalistico, storico o culturale), protetti da misure di salvaguardia e conservazione, regolate da leggi nazionali o regionali. Un Geoparco ha un ruolo attivo nello sviluppo economico del suo territorio e deve realizzare un impatto positivo sulle condizioni di vita dei suoi abitanti e sull’ambiente. Il Madonie Geopark (in Italia se ne contano solo dieci) è una realtà che comprende musei, gestione di sentieri, attività didattiche e scientifiche anche a livello internazionale.





