Chiesa dell’Immacolata e Convento dei Cappuccini

Chiesa dell’Immacolata e Convento dei Cappuccini

Chiesa dell’Immacolata e Convento dei Cappuccini

Piazza dei Cappuccini, 27-29, 95015 Linguaglossa CT, Italia

Linguaglossa > Chiesa dell’Immacolata e Convento dei Cappuccini

L’ insediamento monastico fu costruito ai confini della città, in una zona chiamata “Sciare di San Pietro” verso la metà del Seicento, e la chiesa venne in seguito dedicata all’Immacolata.

L’insediamento monastico fu costruito ai confini della città, in una zona chiamata “Sciare di San Pietro” verso la metà del Seicento, e la chiesa venne in seguito dedicata all’Immacolata. Nella loro semplicità francescana i due edifici non presentano all’esterno nulla di importante, mentre l’interno della chiesa è ricco di opere di alta fattura artistica. La pianta è a due navate. All’ingresso, ai lati dei pilastri di sostegno dell’organo e del coro, vi sono delle lapidi marmoree con scritte in latino dedicate ai Padri Cappuccini. Sugli altari laterali si trovano sculture e tele del Settecento e dell’Ottocento di autori ignoti, probabilmente cappuccini. È l’altare maggiore, però, che attira anche il visitatore più distratto. È sormontato da una pala che raffigura l’Immacolata, opera eccelsa del 1659 di Frate Umile da Messina, e ai lati due interessanti dipinti del XVI secolo che ritraggono Sant’Antonio di Padova e Santa Chiara, entrambi attribuiti a Bernardino Niger da Biancavilla. Il grande dipinto ritrae la Vergine Immacolata che fra una schiera di cherubini si libra verso il Cielo; in basso, stanno Sant’Agata, Sant’Egidio, San Francesco e Santa Caterina. Nella figura della Vergine, l’opera avverte l’influsso del manierismo, mentre le altre figure manifestano la mano di un pittore compiuto. Il sontuoso panneggiare dell’azzurro manto che avvolge la Vergine accentua il senso dell’ascesa e la rende più aerea. Ma è sull’altare la più eccelsa fra le opere conservate a Linguaglossa, la celebre Custodia di Pietro Bencivinni da Polizzi, scolpita tra il 1708 e il 1710. La Custodia venne donata dalla Baronessa Speciale di Nicosia per ringraziare Padre Girolamo, maestro dei Novizi, al quale la nobildonna aveva affidato l’educazione dei suoi figli e soprattutto del figlio, Frate Giuseppe Maria. L’opera è scolpita in legno di cipresso, arancio e noce e si compone di tre ordini con la parte terminale chiusa da una cuspide che sorregge un globo su cui svetta la croce. Di proporzioni monumentali, è fastosa nella complessa architettura delle sue parti, è tutta un ricamo fantasioso di motivi ornamentali che vanno dalle figure di animali a quelli di angeli, dalle conchiglie agli ippogrifi, dalle balaustre che separano i diversi piani ai fiori che istoriano le colonnine delle absidiole. La parte inferiore della Custodia contiene il tabernacolo la cui porta narra la Cena di Emmaus, mentre le numerose scene rappresentate sono tratte dai testi sacri. Nel convento si conservano ancora altre opere d’arte come i dipinti del palermitano Vito d’Anna. Nel vecchio refettorio, interessanti sono gli affreschi nella parete principale con una bellissima Ultima Cena di autore ignoto. La biblioteca conserva libri che vanno dal XVI al XVIII secolo.

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