Chiesa di Sant’Antonio Abate

Via Sant'Antonio, 98030 Santa Domenica Vittoria, Sicilia Italia
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Santa Domenica Vittoria > Chiesa di Sant’Antonio Abate
La Chiesa Madre, intitolata a Sant’Antonio Abate, Patrono del paese, è il primo edificio pubblico dell’abitato. Sorta nel Seicento come cappella accanto alla roccia dove la tradizione colloca l’apparizione di Santa Domenica, Compatrona del paese, ha subito diversi ampliamenti: uno nella metà del Settecento e un altro nella metà dell’Ottocento. Nel 1904 la chiesa fu […]
La Chiesa Madre, intitolata a Sant’Antonio Abate, Patrono del paese, è il primo edificio pubblico dell’abitato. Sorta nel Seicento come cappella accanto alla roccia dove la tradizione colloca l’apparizione di Santa Domenica, Compatrona del paese, ha subito diversi ampliamenti: uno nella metà del Settecento e un altro nella metà dell’Ottocento. Nel 1904 la chiesa fu oggetto di una ricostruzione che le conferì l’aspetto attuale, rendendola un monumento storico.
Presenta elementi tipici del Rinascimento, evidenti nel robusto campanile con cuspide e orologio. All’interno si conservano ancora il fonte battesimale marmoreo con lo stemma della famiglia Alliata e una pala del Settecento, di autore ignoto (m 2 x 1,50), raffigurante la Vergine Immacolata – somigliante alla Madonna del Murillo – circondata da una corona di angeli che si assottiglia verso l’alto; ai lati, Sant’Antonio di Padova e Santa Lucia, con sullo sfondo una torre, una chiesa e delle case forse riferite al paese.
È inoltre presente un quadro con l’immagine di Sant’Antonio Abate rappresentato in età avanzata, con in una mano il bastone da cui pende un campanello e un libro semiaperto, e nell’altra una lente, particolare curioso. Si ritiene che questa immagine fosse venerata dai fedeli negli anni precedenti l’inaugurazione dell’attuale statua lignea, risalente probabilmente alla seconda metà del Settecento e fortemente voluta dalla Principessa Vittoria Alliata.
Alla stessa principessa si devono anche le reliquie del Santo, ottenute nel 1869, un turibolo d’argento con navicella, un secchiello con aspersorio, anch’esso d’argento, e un artistico calice d’argento finemente cesellato con fregi e figure simboliche. A lei si deve inoltre l’elevazione della Chiesa a “Sacramentale” nel 1769, come riportato nel volume Cenni storici su Santa Domenica Vittoria di Mons. Pio Giardina, edito nel 1942.
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