Chiesa Madre del Santissimo Crocifisso

Chiesa Madre del Santissimo Crocifisso
Piazza Regina Elena, 4, 95038 Santa Maria di Licodia CT, Italia
Santa Maria di Licodia > Chiesa Madre del Santissimo Crocifisso
Nota anche come chiesa di San Giuseppe, è l’edificio religioso più importante della città. Ha origini molto antiche, sicuramente basso medioevali, forse bizantine.
Nota anche come chiesa di San Giuseppe, è l’edificio religioso più importante della città. Ha origini molto antiche, sicuramente basso medioevali, forse bizantine. Le prime fonti datate risalgono al 1143, quando il conte Simone di Policastro donò la chiesa di Santa Maria e il monastero annesso al monaco Geremia. Nel 1205, il monastero fu elevato al rango abbaziale e la chiesa di Santa Maria, secondo disposizioni del Vescovo Ruggero, fu eretta chiesa sacramentale. L’attuale edificio conserva le caratteristiche dovute agli interventi dell’abate Giacomo de Sorris nel 1344 che conferirono all’edificio l’aspetto e il ruolo di una “ecclesia munita” (chiesa fortezza).
Nel 1453 la struttura fu restaurata e ingrandita secondo il piano di rinnovamento attuato dall’abate Giovanbattista Platamone. Altri interventi si ebbero nel 1640, con l’abate Caprara, e nel 1724. Nel 1743, affiancata alla chiesa monastica di Santa Maria, fu eretta la chiesa del Santissimo Crocifisso o Santissimo Salvatore, a spese dell’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento e delle Anime Purganti, provvista di una cripta idonea al seppellimento dei confrati defunti e dei cittadini. Nel 1754 il vescovo Pietro Galletti concedeva al monastero la facoltà di elevare a parrocchia la chiesa del Santissimo Crocifisso che, per venire incontro alle esigenze della crescente popolazione, tra il 1831 e il 1856 fu ingrandita e negli stessi anni, seguendo il progetto di rinnovo, abbellimento e armonizzazione del centrale piano della Murame, fu ideata una facciata che unificasse esteriormente le due chiese.
In seguito alla soppressione degli ordini religiosi avvenuta nel 1866, il monastero e la chiesa monastica, ridedicata a san Giuseppe in seguito alla proclamazione a Patrono avvenuta nel 1876, divenne proprietà del Comune. Nel 1879 fu riaperta al culto, ma restò proprietà della municipalità fino al 1905, quando fu concessa alla chiesa del Santissimo Crocifisso a condizione che le due navate fossero unite. Questo avvenne nel 1919 mediante l’apertura di tre archi nel muro mediano, originando così una pianta atipica a due navate.
Tra le opere principali conservate all’interno, sono di particolare pregio i dipinti di San Leone Taumaturgo che sconfigge il mago Eliodoro di Matteo Desiderato del XVIII secolo, la Sacra Famiglia di Giuseppe Rapisardi del 1841, e il simulacro del Patrono San Giuseppe.
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