Palazzo Sammartino del Pardo

Palazzo Sammartino del Pardo

Palazzo Sammartino del Pardo

Via Giuseppe Garibaldi, 15, 95121 Catania CT, Italia

Catania > Palazzo Sammartino del Pardo

Interessante il portale che si apre su via Vittorio Emanuele, con volute verticali capaci di creare un gioco di volumi sfalsati messi in evidenza dalla pietra calcarea chiara

L’edificio non manca di attirare curiosità per le linee barocche che ne decorano la facciata. Appartenne alla famiglia San Martino di Ramondetta che giunse in Sicilia sotto il re Aragonese Pietro I, proveniente probabilmente dall’area dei Pirenei (non è chiaro se dalla Catalogna o dalla Guascogna), con il capostipite Guglielmo e che nel 1406 ottenne il feudo di Pardo. A Catania arrivò intorno al XVI secolo, inserendosi presto tra le più influenti della vita politica cittadina. La costruzione del palazzo fu affidata ad Alonzo Di Benedetto, l’unico architetto catanese superstite del terremoto del 1693 il cui linguaggio, ancorato agli stilemi secenteschi siciliani, si esprimeva attraverso un ricco bugnato con lesene decorate. Interessante il portale che si apre su via Vittorio Emanuele, con volute verticali capaci di creare un gioco di volumi sfalsati messi in evidenza dalla pietra calcarea chiara. Sulla porta arcuata dovevano esserci le armi dei San Martino che anonimi dovettero asportare, mentre sul portale s’innesta il balcone centrale, retto da mensoloni recanti mascheroni fitoantropomorfi e decorato da un fregio continuo di fiori di loto e freccette. Nel balcone si apre una porta che ripropone il motivo dell’ordine sottostante cui aggiunge svolazzanti volute laterali ed elementi di contorno rococò. Alle estremità di una trave sono due piccole volute che si possono riconoscere come “firma” del Di Benedetto, riproposta poi anche in opere più tarde dello stesso architetto. Un cornicione lega l’elemento architettonico del primo piano con il balconcino del secondo piano, dal sapore tardo e probabilmente ormai non più della medesima mano. Qui, infatti, su dei mensoloni semplici a decorazione fitomorfa (felci) poggia un piano dalla stretta cornice fittamente decorata da freccette e giunchi, mentre una porta dalla semplice linea sembra citare il Neoclassico, cui aggiunge elementi decorativi di notevole eleganza. Ai lati i balconi dei due piani riprendono gli stessi motivi, mentre sul pian terreno si aprono più modeste botteghe. Le lesene bugnate e rette da alti piedritti in pietra lavica separano verticalmente quasi tutte le aperture, tranne il corpo centrale di facciata che ripropone la triade delle aperture tipica dell’architettura catanese (finestra-porta-finestra), dismesso solo a metà del XX secolo. Chiude la facciata un cornicione riccamente decorato e diviso in due ordini di cui il superiore aggettante è retto da una serie continua di mensole, secondo un gusto che appare già diffuso in città nella prima metà del Settecento.

Il palazzo, uno dei primi sorti dopo il sisma del 1693, ha pure una sua storia non priva di interesse. Residenza dei Principi del Pardo, ben presto parte dell’edificio venne data in affitto, cosicchè alla fine del XVIII secolo esso divenne il primo albergo di Catania dove i viaggiatori del Grand Tour trovarono alloggio. Pare vi abbia soggiornato anche Giuseppe Garibaldi che da un suo balcone si affacciò per salutare i Catanesi con la leggendaria frase: “O Roma, o morte!”. Diviso in seguito tra diversi proprietari, oggi appare come un piccolo condominio. All’interno si apre un cortile in cui s’intravedono i fasti del florido passato.

Indirizzo

Via Giuseppe Garibaldi, 15, 95121 Catania CT, Italia

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