Piazza Duomo e Fontana dell’Elefante

Piazza Duomo e Fontana dell’Elefante
Piazza Duomo, 1, 95124 Catania CT, Italia
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Al centro della piazza si trova il simbolo di Catania, ’u Liotru, una statua in pietra lavica raffigurante un elefante, sormontata da un obelisco.
Da sempre è la principale piazza della città e in essa confluiscono la storica via Etnea, la via Garibaldi e la via Vittorio Emanuele II che l’attraversa da est ad ovest e vi si affacciano importanti edifici barocchi come la Basilica Cattedrale di S. Agata, il Municipio, il Palazzo dei Chierici, la Porta Uzeda. Il luogo conserva anche le Terme Achilliane, strutture termali sotterranee datate al IV-V secolo e situate alcuni metri sotto la piazza. Vi si accede da un corridoio ricavato nell’intercapedine tra le strutture romane e le fondamenta della Cattedrale che consente di fare un viaggio nelle viscere della città, là dove scorre il fiume Amenano le cui acque risalgono in superficie nella vicina, omonima fontana.
Al centro della piazza si trova il simbolo di Catania, ’u Liotru, una statua in pietra lavica raffigurante un elefante, sormontata da un obelisco. Il monumento è stato realizzato tra il 1735 e il 1737 dall’architetto Giovan Battista Vaccarini nell’ambito della ricostruzione di Catania dopo il terremoto dell’11 gennaio 1693. Il basamento è formato da un piedistallo di marmo bianco situato al centro di una vasca, anch’essa in marmo, aggiunta nel 1757 e in cui si riversano dei getti d’acqua; due sculture riproducono i fiumi di Catania, il Simeto e l’Amenano. Al di sopra si trova la statua dell’elefante, con la proboscide rivolta verso la Cattedrale di Sant’Agata. Questa statua di epoca incerta era originariamente ricavata da un unico blocco di pietra lavica, ma a seguito del sisma del 1693 si frantumarono le zampe posteriori e la proboscide, poi restaurate dallo stesso Vaccarini su sollecitazione di Filippo d’Orville in vista della sua collocazione nella piazza. Nelle fasi di ripristino, l’architetto aggiunse i bianchi occhi e le zanne in pietra calcarea. Ai lati dell’elefante cade una gualdrappa marmorea sulla quale è incisa l’iconografia di Sant’Agata, patrona di Catania.
Sulla schiena dell’animale si trova un obelisco di granito alto 3,66 metri; non ha geroglifici ma è decorato con figure in stile egizio che non costituiscono una scrittura geroglifica di senso compiuto. Sulla parte sommitale sono stati montati un globo, una foglia di palma (simbolo del martirio) e un ramo di gigli (simbolo di purezza); più in alto si trovano una tavoletta metallica con l’acronimo “MSSHDPL” («Mente sana e sincera, per l’onore di Dio e per la liberazione della sua patria») dedicato alla martire catanese, e una croce.
Secondo il geografo arabo Idrisi, la statua dell’elefante era stata realizzata durante la dominazione cartaginese o bizantina. Nel periodo in cui visitò Catania (XII secolo), l’elefante di pietra lavica si trovava già all’interno delle mura della città; vi sarebbe stato portato dai Benedettini del Monastero di Sant’Agata che lo avrebbero posto sotto un arco detto “di Liodoro” e nel 1239 fu scelto come simbolo di Catania. L’obelisco, invece, fu probabilmente trasferito a Catania durante le Crociate, proveniente da Syene, e secondo l’ipotesi di Ignazio Paternò Castello fu originariamente collocato nel Circo Massimo. Nel 1508 venne trasferito sul lato ovest (o nord) del municipio e gli venne affiancata l’iscrizione «Ferdinandus. Hispaniae utriusque. Siciliae. Rege – Elephans erectus fuit a Cesare Jojenio – Justitiario – MDVII». Fu in quel luogo che il terremoto del 1693 lo colpì a seguito del crollo dei palazzi circostanti.
Nel 1826 la Fontana fu circoscritta da una cancellata di ferro entro la quale fu realizzato un piccolo giardino. Poco dopo l’Unità d’Italia venne presa la decisione di spostarla da piazza Duomo a piazza Palestro, ma il 30 maggio 1862 Bonaventura Gravina organizzò una sommossa popolare che bloccò il suo trasferimento. Sono stati due i restauri eseguiti nel corso del XX secolo: nel 1905 venne realizzata una seconda vasca e nel 1998 sono stati eliminati la cancellata e il giardino per cui oggi è possibile sedersi su alcuni gradoni ai piedi del basamento.
Il Liotru (chiamato anche più raramente Diotru) deve il suo appellativo alla storpiatura del nome Eliodoro. Questi era un nobile catanese che aveva tentato senza successo di diventare vescovo della diocesi. Caduto in disgrazia, divenne apostata e fu considerato «discepolo degli Ebrei, negromante e fabbro di idoli». Si oppose al vescovo Leone II il Taumaturgo che lo condannò ad essere bruciato vivo nel Forum Achelles. Questo personaggio è legato all’elefante perché una leggenda narrava che fu lui il suo scultore e che addirittura fosse solito cavalcarlo per spostarsi da Catania a Costantinopoli. Sempre secondo la leggenda, il vescovo Leone avrebbe fatto portare la statua fuori dalle mura per farla dimenticare ma il popolo le avrebbe ugualmente tributato degli onori divini.
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